Meno cristianesimo e più psicologia, è la mia versione più egoista o sana?
Mi sento di toccare un tema molto complesso che ha attirato l’attenzione sia della teologia che della psicologia. Da un lato, l’idea di “porgere l’altra guancia” – che molti associano al modello cristiano di perdono – è stata vista come un invito a non reagire con violenza o vendetta, a lasciare andare il rancore. Dall’altro lato, la psicologia moderna ci insegna che il perdono può avere benefici notevoli per la salute mentale e fisica, riducendo stress, ansia e rabbia cronica.
Tuttavia, molti studi sottolineano che il vero perdono non equivale a una passività totale. In altre parole, “turning the other cheek” nella tradizione cristiana, se interpretato come accettare in maniera incondizionata ogni offesa, rischia di trasformarsi in un modello di auto-svalutazione in cui non si proteggono i propri limiti. Gli psicologi parlano di “egoismo sano” o assertività come capacità di proteggere sé stessi, stabilire confini chiari e allo stesso tempo lavorare sul perdono interno. Questo significa che è possibile, e auspicabile, perdonare senza diventare vittime ripetute: il perdono autentico include l’idea di riconoscere il proprio valore, di non permettere che gli altri continuino a ferire e di prendersi cura della propria salute emotiva.
Se ho cercato di “porgere l’altra guancia” per 21 anni senza riuscire a difendere me stessa, ciò potrebbe indicare che un approccio completamente passivo non funziona per tutti. La ricerca psicologica suggerisce che un equilibrio tra la capacità di perdonare e la necessità di stabilire dei limiti è essenziale per il benessere. In pratica, si tratta di imparare a trasformare l’odio e il rancore in qualcosa di più costruttivo, sviluppando una forza interiore che permetta di reagire in maniera asserta quando necessario, senza cadere nella spirale della vendetta.
In sintesi, la “scienza” ci suggerisce che: • Il perdono – inteso come liberazione dal peso del rancore – può migliorare la salute mentale e ridurre lo stress. • Tuttavia, il perdono non deve essere confuso con la passività. Stabilire confini sani e praticare l’assertività (quello che potremmo chiamare “egoismo sano”) è fondamentale. • Una strategia efficace è quella di perdonare interiormente, liberandosi dalle emozioni negative, pur mantenendo la capacità di difendere i propri diritti e il proprio benessere.
Quindi, mentre l’ideale di “porgere l’altra guancia” ha un profondo valore spirituale e può aiutare a spezzare il ciclo dell’odio, la psicologia ci ricorda che per sentirsi veramente forti e in equilibrio bisogna anche imparare a dire “no” quando serve, proteggendo la propria dignità e salute emotiva.
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