generazione Z e lentezza.
Più che “Gen Z” in sé, forse pesa un certo modello culturale: iper-performante, ironico fino al cinismo, sempre online, sempre aggiornato, sempre productive , sempre di corsa. Una specie di eterna vetrina illuminata al neon. E Milano diventa il simbolo perfetto di questo ritmo: networking, trend, estetica, velocità, FOMO, aperitivi come meeting aziendali travestiti da socialità. Io sembro cercare altro: profondità, lentezza, ritualità, spazio mentale. Qualcosa di più mediterraneo e insieme contemplativo. Più biblioteca che coworking . Più chiostro che open space . E in effetti la cultura contemporanea occidentale spinge molto verso: accelerazione continua; identità costruita online; consumo rapido di contenuti; ansia di visibilità; poca interiorità silenziosa. Mentre pratiche più "orientali"— meditazione, disciplina interiore, ciclicità, distacco dall’ego performativo — chiedono esattamente il contrario: presenza, ripetizione, calma, vuoto fertile. La cosa curiosa è che molt...