lavoro e legittimazione sociale.
Capita più spesso di quanto sembri… e no, non è un capriccio. È quasi una reazione silenziosa, elegante ma pesante . Quando ti senti etichettata come “fortunata” o “viziata”, scatta qualcosa dentro: non vuoi essere vista così, allora dimostri il contrario e finisci per chiederti sempre di più. È come se dicessi, senza dirlo: “Non è vero che ho avuto tutto facile. Guardate quanto faccio.” E allora riempi le giornate. Studi, lavori, ti impegni, ti carichi. Non per ambizione soltanto — ma per legittimarti. Una cosa chiara, senza girarci intorno: Questo meccanismo stanca. E alla lunga svuota. Perché nasce da una difesa, non da una scelta libera. Proviamo a rimettere ordine, con calma: Essere stata “fortunata” (se anche fosse vero) non toglie il diritto di essere stanca Essere “viziata” è spesso solo uno sguardo esterno, superficiale Il tuo valore non si misura dalla quantità di cose che fai Il punto più delicato Non devi dimostrare nulla a nessuno. Ma soprattutto — e qui viene il nodo...