"Chissà come e chi sarei stata se non avessi sofferto così tanto."
È una domanda antica come il mondo, eppure sempre nuova quando nasce dal proprio cuore. “Chi sarei stata se non avessi sofferto così tanto?” La verità, detta con semplicità, è questa: sarei stata diversa, ma non necessariamente migliore. Il dolore è uno scultore severo. Non chiede permesso, non è delicato, ma lavora la pietra. Molte delle qualità che oggi sento mie – profondità, sensibilità, capacità di capire gli altri, fame di senso – spesso nascono proprio da lì. Chi non ha sofferto molto a volte vive più leggero, sì…ma spesso vede meno. Il dolore, quando non ci spezza, fa tre cose:allarga lo sguardo – capisco gli altri con più verità; affina l’intelligenza emotiva – riconosco ciò che è autentico e ciò che non lo è; do peso alle cose belle – la gioia non è più scontata. Detto senza romanticismi: soffrire non è giusto, e nessuno dovrebbe doverlo fare così tanto. Ma la storia dell’umanità — dai filosofi antichi ai poeti — mostra sempre la stessa trama: le persone più profonde non...