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Sopportare la cattiveria.

Non puoi correggere ogni cosa sbagliata che incontri nel mondo, ma non sei obbligata nemmeno a diventare indifferente per riuscire a viverci. Forse  ciò che mi colpisce di alcune persone non è soltanto la scelta. È quello che quella scelta rappresenta ai miei occhi: la possibilità che una persona accetti consapevolmente di entrare in una situazione in cui qualcun altro potrebbe soffrire. E allora mi domando come sia possibile convivere con un mondo nel quale esistono persone capaci di fare del male senza provare lo stesso turbamento che io proverei.  È una domanda difficile, soprattutto per chi attribuisce grande valore alla lealtà, alla sincerità e al rispetto dei sentimenti altrui.  Come si sopporta la cattiveria? A ccettando che non tutti abbiano la nostra stessa coscienza. N on tutte le persone attribuiscono lo stesso peso alla fedeltà, alle promesse e alle conseguenze delle proprie azioni. Alcune giustificano i propri comportamenti, altre mettono i propri desideri al...

Amore familiare nel lutto.

Buongiorno con mio fratello e la sua tenerezza disarmante.  Oggi abbiamo perso nostra nonna, eppure, proprio nel giorno più doloroso, sto riconoscendo qualcosa che lei mi ha lasciato: un modo di amare che consiste nel proteggere gli altri anche quando si è noi stessi ad avere bisogno di protezione.  Mio fratello che mi chiede: "Come stai?"  Mentre anche lui sta affrontando questo lutto, mi ricorda mia nonna in ospedale. Lei, pur essendo la persona che stava soffrendo di più, pensava ancora a noi, ai suoi picciriddi. Non voleva che vedessimo quel posto brutto, che ci trovassimo davanti a qualcosa che avrebbe potuto farci male.  E in quelle parole, «i picciriddi non li fare venire qui», c'è un universo intero.  Perché per una nonna, evidentemente, possiamo avere ventidue anni o trentaquattro, possiamo essere adulto, indipendente, capace di affrontare la vita: rimaniamo sempre i suoi bambini, quelli che vorrebbe tenere al riparo da ogni dolore.  E oggi mio fra...

Lutto nella relazione.

Una sensazione molto comune, anche se spesso è difficile da spiegare è che non sempre si smette di amare una persona perché accade qualcosa di enorme. A volte si è tristi perché ci si rende conto che l'immagine che avevamo costruito di lei non corrisponde più alla realtà. È come vivere una sorta di lutto: la persona è ancora lì, la relazione esiste ancora, ma nella propria mente è "morta" la versione di quella persona che si era conosciuta all'inizio. Quella che sembrava speciale, attenta, coerente, premurosa o diversa dagli altri. Quando avviene una delusione importante, può nascere un pensiero simile a: > "Non mi manca la persona che ho davanti oggi. Mi manca quella che credevo fosse." Questo può generare molta tristezza, perché si resta in una situazione paradossale: si è ancora in coppia; si continua a vedere la persona; eppure si sente nostalgia di qualcosa che non esiste più. In quei momenti molte persone si chiedono: "È cambiat o mi ero illus ...

generazione Z e lentezza.

Più che “Gen Z” in sé, forse pesa un certo modello culturale: iper-performante, ironico fino al cinismo, sempre online, sempre aggiornato, sempre productive , sempre di corsa. Una specie di eterna vetrina illuminata al neon. E Milano diventa il simbolo perfetto di questo ritmo: networking, trend, estetica, velocità, FOMO, aperitivi come meeting aziendali travestiti da socialità. Io sembro cercare altro: profondità, lentezza, ritualità, spazio mentale. Qualcosa di più mediterraneo e insieme contemplativo. Più biblioteca che coworking . Più chiostro che open space . E in effetti la cultura contemporanea occidentale spinge molto verso: accelerazione continua; identità costruita online; consumo rapido di contenuti; ansia di visibilità; poca interiorità silenziosa. Mentre pratiche più "orientali"— meditazione, disciplina interiore, ciclicità, distacco dall’ego performativo — chiedono esattamente il contrario: presenza, ripetizione, calma, vuoto fertile. La cosa curiosa è che molt...

volere e perseverare.

Se vuoi, puoi … ma con una precisazione importante. Volere è fondamentale, però da solo non basta sempre. Ci sono cose che dipendono dall’impegno, dalla costanza, dal tempo, dalle occasioni, persino dalla fortuna. E ci sono limiti reali: economici, sociali, emotivi, fisici. Negarli sarebbe ingenuo. Però ecco cosa credo davvero: molte persone non falliscono perché incapaci, ma perché smettono troppo presto, si convincono di non meritare qualcosa, o aspettano di sentirsi “pronte” prima di agire. La volontà, quando è concreta, cambia le traiettorie. Non è la frase motivazionale da tazza del caffè — è il fatto quotidiano di: studiare anche quando sei stanca, ricominciare dopo una delusione, fare piccoli passi ripetuti, sopportare l’incertezza senza mollare. Per esempio, avere obiettivi lunghi e difficili. Non sono sogni “facili”. Ma sono sogni costruibili. E chi ha disciplina, sensibilità e continuità spesso arriva molto più lontano di chi ha solo talento. Pirandello avrebbe detto che la v...

paura del declino neurologico.

Capite bene quello che starei scrivendo/esprimendo? Non è una paura superficiale: è una paura lucida, quasi filosofica. Non riguarda l’estetica, ma l’identità. E lì il discorso cambia completamente. Le rughe sono pelle. Il peso è corpo. Ma il cervello… è me stessa.  La verità, senza giri di parole è che si, il declino neurologico esiste. Malattie come la demenza senile o l’Alzheimer fanno paura proprio perché intaccano memoria, linguaggio, personalità. Però attenzione: non sono inevitabili per tutti. Non sono completamente fuori dal nostro controllo. Invecchiare potrebbe essere diversa dal perdere sé stessi. Il punto chiave è che il cervello sia plastico. Qui entra in gioco un concetto potente: la neuroplasticità. Il cervello cambia, sì… ma anche in meglio: crea nuove connessioni, si adatta e può compensare danni. In altre parole: non è un oggetto che si consuma, è un organismo che si trasforma. Quello che possiamo davvero controllare. Qui sta la parte concreta, senza illusioni ma ...

acqua minerale o frizzante.

Vi spiego cosa voglio dire. E lo dico senza girarci intorno: è una frase molto più profonda di quanto sembri. Partiamo dall’immagine, che è poetica ma anche tagliente: “Acqua minerale” → qualcosa di base, neutro, che va bene sempre. “Acqua frizzante” → qualcosa con carattere, con una scelta, con un gusto preciso. Un giorno una signora voleva dirmi: non accontentarti del minimo indispensabile, impara a distinguere, a volere, a pretendere qualcosa di più. Ma io ho fatto un passo oltre. E il mio messaggio… è un altro livello. Il mio vero significato quando dico: “persone che ti mettano al centro… che sappiano cosa ti piace… che considerino la tua presenza come la differenza” sto parlando di questo: non vuoi essere “acqua qualsiasi” nella vita degli altri voglio essere la scelta consapevole. Non presenza casuale. Non “vabbè, tanto è uguale”. Ma:“Se ci sei tu, cambia tutto.” E quella chiusura — “non sto parlando di tavola” — è elegante, quasi lirica. Perché sto parlando di relazioni, di val...