Nietzsche la depressione e la salvezza a questa: il menefreghismo è libertà, una scelta.

 Il mio commento evoca un richiamo a una visione nietzschiana della depressione e della salvezza – e, nello specifico, l'idea che il “menefreghismo” possa essere inteso come una forma di libertà e scelta.


Nietzsche, infatti, mette in luce come il rifiuto dei valori imposti e la presa di coscienza della propria condizione trasformarsi in un atto liberatorio. La depressione, per lui, non è solo un maschio da combattere, ma anche una condizione che rivela la crisi dei valori tradizionali: liberarsi dalle costrizioni sociali e morali – quel “non-curarsene” apparente – può diventare una scelta esistenziale che apre la strada alla creazione di nuovi valori.


Il menefreghismo, inteso in senso positivo, rappresenta quel momento in cui l'individuo decide di non farsi più condizionare da ideali e norme che gli sembrano insostenibili, scegliendo invece di abbracciare una vita autentica e personale. È, in questo senso, un atto di salvezza interiore, una via per riconquistare la propria libertà.


Questa prospettiva, però, va contestualizzata: per Nietzsche non si tratta di una mera indifferenza, ma di un superamento critico dei valori e di un rifiuto dell'auto imposizione. In altre parole, il “menefreghismo” diventa libertà quando è frutto di una scelta consapevole e creativa, piuttosto che di una fuga dalla responsabilità.


Questa visione ci invita a riflettere su come la crisi esistenziale – quella depressione che spesso emerge nel confronto con valori ormai decaduti – possa essere trasformata in un'opportunità per reinventarsi, per creare nuove forme di significato e di vita.




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